
La fisarmonica e il jazz: un filo da riannodare
Ci racconta il repertorio che eseguirete durante Jazz Connessioni. Qual è la direzione stilistica o narrativa che ha scelto per questo concerto?
Ho sempre pensato che non esista musica più accogliente del Jazz e l’idea di base di questo concerto non fa altro che confermare questo pensiero. Strumenti che non hanno tradizione afroamericana ma legati a origini popolari ben distanti dal jazz possono imporsi come protagonisti della scena internazionale nella musica improvvisata. È il caso della fisarmonica, definita “anti-Jazz” dal musicologo Andrè Hodeir, ma oramai sempre più presente in progetti e festival jazz e con potenzialità ancora da esplorare.
Anzi l’estraneità dello strumento alla cultura afro se da un lato ha creato un ritardo nell’ affermarsi rappresenta un potenziale e una risorsa per il jazz contemporaneo.
Quali standard ha scelto come riferimento e per quale motivo. Esiste un filo che collega queste scelte alla Sua storia musicale o alla didattica che porta avanti?
La scelta dei brani ripercorre in parte varie esperienze musicali vissute e diversi progetti a cui ho preso parte: la musica di Piazzolla o il Brasile di Hermeto Pascal, il jazz italiano del dopo guerra e le composizioni di Galliano. Rispetto alla didattica il filo è netto e definito. Nei primi anni del triennio affronto lo studio degli standard. I brani di Gorni Kramer che apriranno il concerto, hanno progressioni armoniche tipiche dei classici della tradizione jazzistica. Hermeto Pascal è spesso nel repertorio del biennio. Lo considero un genio al pari di Monk e Mingus.
Ci presenta l’ospite che si esibirà con voi. Che ruolo avrà nel set e quale dialogo musicale immagina di costruire insieme?
Rocco Zaccagnino è un fisarmonicista di grande talento e musicalità. Di origini lucane, da giovanissimo campione mondiale di organetto, è un virtuoso dello strumento e capace di affrontare qualunque repertorio con originalità e personalità. Molto richiesto in ambiti non solo jazzistici. Insieme oltre al Quartetto Acustico abbiamo diversi progetti in duo, sulle musiche del cinema: Ultimo tango a Parigi da una idea di Cesare Settimo e Bellissima Ossessione dal libro di Diego Nuzzo. Inoltre è appena uscito un cd di Rocco Zaccagnino con la mia partecipazione che contiene brani originali e non eseguiti in quartetto.
Che tipo di lavoro ha svolto con gli allievi in preparazione al concerto. Quali aspetti tecnici, interpretativi o improvvisativi ha voluto mettere al centro?
Il lavoro richiedeva una attenta selezione dei musicisti da coinvolgere. Il repertorio infatti prevede una enorme versatilità e una capacità espressiva notevole. È un viaggio che parte dal jazz di Gorni Kramer per arrivare al Brasile di Pascal attraverso l’Argentina di Piazzolla e la Francia di Galliano e ad accompagnarmi ci saranno:

Martina Lombardi alla voce, dotata di un fantastico timbro riesce con disinvoltura a passare dalla sigla del musichiere di Kramer ai complessi brani di Pascal.
Alessandro Vai al contrabbasso, giovane musicista estremamente affidabile, con un bel suono e sicuro sul tempo.

Gianmarco Tarallo alla batteria e Grazia Grazioso alle percussioni. Insieme si dovranno confrontare con tempi non convenzionali e strutture armoniche non comuni.

Con Gianmarco ho avuto modo di approfondire il repertorio del concerto e, oltre ad eseguirlo perfettamente, ha avuto modo di interpretarlo con personalità.
A Grazia, percussionista del Dipartimento classico del conservatorio è affidato un ruolo non solo ritmico. Dovrà aggiungere colori e sonorità fondamentali soprattutto per i brani di Piazzolla e Galliano.

Una bella sfida per dei giovani musicisti, di questo ringrazio Lino Volpe per l’idea della rassegna. Ritengo che il vero aiuto che possiamo dare alle nuove generazioni di jazzisti debba essere concreto e formativo.
